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Alkaest
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Anche detto mwawmwbaalkahest o mwbqmwbgalchaest, l'mwbwmwcaAlkaest è, in mwcqalchimia, un mwcgsolvente universale,cite-ref-fumagalli-1-0[1] che funge da mwdwmedicina in grado di sconfiggere tutte le malattie.cite-ref-partini-2-0[2]

Deriva dal mwiatedesco mwiqal geest (mwigall geist), cioè «mwiwtutto spirito»cite-ref-fumagalli-1-1[1] o «spirito universale».cite-ref-barbaglia-3-0[3]

Contents

Storia
Note

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Storia

Il primo a menzionare lmwlw'mwmaalchaest fu mwmqParacelso, che potrebbe tuttavia averlo coniato anche da parole mwmgarabe, come القلية (mwmwal-kali o mwnaal-qali),cite-ref-4[4]cite-ref-5[5] con cui si designavano le sostanze mwpqalcaline, capaci di neutralizzare gli mwpgacidi.cite-ref-fumagalli-1-2[1] Un'altra possibile etimologia al riguardo è dal mwqwlatino mwraalcali est («è un mwrqalcali»).cite-ref-barbaglia-3-1[3]

La mwswricetta dellmwta'mwtqalchaest di Paracelso, che era interessato solo all'aspetto mwtgterapeutico dei prodotti alchemici, non curandosi della trasmutazione dei mwtwmetalli, poteva basarsi secondo alcuni su mwuaacqua regia,cite-ref-barbaglia-3-2[3] oppure su una soluzione di mwvqossido di calcio o mwvgcarbonato di potassio disciolto nell'mwvwalcool.cite-ref-barbaglia-3-3[3]cite-ref-6[6]

Paracelso lo menziona in un piccolo trattato incompiuto, mwyqDe viribus membrorum (1526-1527 circa), in cui descrivendo i farmaci per i vari organi del corpo umano, gli attribuisce la forza corrosiva del mwygfegato:

«Evvi ancor il

liquore

Alkahest

, di grande efficacia per conservar il

fegato

, e per guarire i mali

idropici

, ed ogn'altro che procede da disordini di tal parte. Vinto una volta il suo simile, diviene superiore a tutti gli altri medicamenti epatici; e sebbene fosse rotto, o disfatto l'istesso fegato, pure questa medicina supplirebbe la sua vece.»

(Paracelso, De viribus membrorum, trad. it. in Efraimo Chambers, Dizionario universale delle arti e delle scienze, vol. I, pag. 135, alla voce «alkahest», Venezia, presso Giambatista Pasquali, 1749)

In seguito lmwzq'mwzgalkahest verrà considerato come il mwzwfuoco creatore di cui risulta composta la stessa mwaapietra filosofale,cite-ref-fumagalli-1-3[1] sebbene a differenza di quest'ultima, dalla natura mwbqfissa, esso resti mwbgvolatile.cite-ref-conti-7-0[7]

Il dibattito sull' alkahest dopo Paracelso

Fra i seguaci di mwdgParacelso, Michael Toxites nel 1574 definì lmwea'mweqalkahest come «mwegmercurio preparato per il fegato», ripreso nel 1583 dal belga mwewGerard Dorn.

Fu poi soprattutto il medico e alchimista mwfqJean Baptiste van Helmont a svilupparne il concetto, definendolo come l'mwfgelisir in grado di guarire da ogni malattia, e facendolo derivare dal mwfwmercurio filosofico. Nei suoi scritti principali, in cui prestava attenzione anche alla trasmutazione dei mwgametalli, e in generale alle tecniche per separare il puro dalle parti impure della mwgqnatura, Van Helmont parlava del liquore mwggalkahest come uno dei più grandi segreti di Paracelso, intendendolo esplicitamente come un'mwgwacqua incorruttibile dal potere dissolvente, capace di ricondurre qualsiasi corpo alla sua mwhamateria prima.cite-ref-leinhard-8-0[8]

Si trattava per Van Helmont di un mestruo universale, o un'«acqua di fuoco», da concepire non come un mwigsale corporeo, bensì come uno «spirito salino», che il calore non può mwiwaddensare con l'evaporazione dell'umidità, essendo la sua sostanza mwjaspirituale e mwjqvolatile.cite-ref-9[9] Basandosi sulle descrizioni medievali del mwkgsal alkali, egli descrisse inoltre un processo di applicazione del suo mwkwalkahest all'mwlaolio d'oliva, il cui risultato è stato identificato come mwlqglicerolo.cite-ref-leinhard-8-1[8]

Contro gli sviluppi della scuola paracelsiana si scagliarono diverse figure legate ai concetti e alla nomenclatura tradizionale, tra cui l'alchimista Ludovico Conti, il quale, nel mwnaTractatus de liquore alkahest (mwnq1661), ne sottolineò i limiti di sostanza artificiale, al contrario dell'origine "naturale" del mercurio filosofico.cite-ref-conti-7-1[7]

I due concetti, di mercurio e di mwowalchaest, tesero tuttavia nel tempo a sovrapporsi, come già nella riflessione di Pierre Jan Fabre, che, nel mwpqManuscriptum ad Fridericum (mwpg1653), ne indicò l'identità. Nella trattazione successiva a Fabre, i due termini sono ormai utilizzati come sinonimi.cite-ref-10[10]

Il termine mwraalkaest ricorre anche in mwrqJohann Rudolph Glauber, membro del cenacolo magico della regina mwrgCristina di Svezia, il quale tuttavia non volle mai svelarne il segreto. Secondo l'alchimista Samuel Forberger esso consisteva in un fuoco «umido e secco», derivante dalla mwsafissazione del mwsqnitro, capace di ridurre ogni composto in mwsgolio.cite-ref-partini-2-1[2]

Problematiche

Un ipotetico problema riguardante lmwuq'mwugalkahest è la sua capacità di disciogliere ogni materia, per cui non potrebbe essere inserito in un contenitore perché dissolverebbe il contenitore stesso. L'alchimista mwuwFilalete specificò tuttavia che lmwva'mwvqalkahest dissolve solo i materiali composti scindendoli nelle loro parti costituenti, cioè nei loro mwvgelementi primi; un ipotetico contenitore fatto di un elemento puro, quale ad esempio il mwvwpiombo, non subirebbe quindi la dissoluzione ad opera dellmwwa'mwwqalkahest.cite-ref-11[11]

Note

cite-note-fumagalli-11. Marcello Fumagalli, mw0gDizionario di alchimia e di chimica farmaceutica antiquaria: dalla ricerca dell'oro filosofale all'arte spagirica di Paracelso, prefazione di Paolo Lucarelli, pag. 28, alla voce «alkaest», Roma, Mediterranee, 2000.
cite-note-partini-22. Anna Maria Partini, mw2qCristina di Svezia e il suo Cenacolo Alchemico, pp. 70-72, Roma, Mediterranee, 2010.
cite-note-barbaglia-33. Giannangelo Barbaglia, mw4wSulla vita e sulle opere di Paracelso, in mw5aLa Rivista europea, anno IX, volume VII, pag. 540, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1878.
cite-note-44. mw6amw6qmw6gAlcali, su mw6wtreccani.it.
cite-note-55. mw7wmw8amw8qEtimologia di "Alcali", su mw8getimo.it.
cite-note-66. Paracelso potrebbe anche aver conosciuto il liquido chiamato nel mw9gMedioevo mw9wsal alcali, una sorta di mw-aidrossido di potassio immerso nell'etanolo e ben noto anche nella mw-qchimica moderna, usato ad esempio come soluzione mw-gcaustica nella pulizia della mw-wvetreria da laboratorio (Wolfgang Schneider, mw-aArzneirezepte von Paracelsus, in «Medizinhistorisches Journal», volume 16, pag. 164, Franz Steiner Verlag, 1981).
cite-note-conti-77. Ludovico Conti, mwaqmmwaqqChiara e sincera dissertazione ammonitoria, autenticamente confermata da un esperimento di pratica manuale, sui due miracoli dell'arte e della Natura, ossia quello del liquore alcahest e della pietra filosofica [... ], Venezia, per Franciscum Nicolinum, 1661, trad. it. in Alessandro Boella, Antonella Galli, mwaquL'alchimia della Confraternita dell'Aurea Rosacroce, § 2, note 101 e 102, Roma, Mediterranee, 2013.
cite-note-leinhard-88. mwaqs(mwaqwmwaq0EN) John Leinhard, mwaq4mwaq8No. 1569: Alkahest, su mwarauh.edu, UCLA, William Andrews Clark Memorial Library, 1969.
cite-note-99. mwarq(mwarumwaryFR) Van Helmont, mwarcmwargDu Secret de la Liqueur immortelle ou de l'Alkaest (mwarkmwaroPDF), su mwarsgfol1.lesanciennesterres.com.
cite-note-1010. mwar8Michela Pereira, mwasamwaseArcana Sapienza. L'alchimia dalle origini a Jung (mwasimwasmPDF), Roma, Carocci, 2001, pp.mwasq 239-242.
cite-note-1111. mwasg(mwaskmwasoEN) mwassIreneo Filalete, mwaswmwas0The Secret of the Immortal Liquor called "Alkahest" or "Ignis-Aqua", in mwas4Collectanea Chemica, A.E. Waite, 1893.

Bibliografia

• mwatiMichela Pereira, Alchimia, Milano, Mondadori, 2006.
• mwatqMichela Pereira, Arcana Sapienza (PDF), Roma, Carrocci, 2001.
• mwatyMarcello Fumagalli, Dizionario di alchimia e di chimica farmaceutica antiquaria, Edizioni Mediterranee, 2000.
• mwatgMartin Ruland, A Lexicon of Alchemy, Kessinger Publishing, 1964.

Voci correlate

• mwatwAlchimia
• mwat4Azoth
• mwauiParacelso